Tre punti e a capo

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Tre punti. Al dito indice della mano sinistra. Per una distrazione. Doloroso, fastidioso, irritante. Perché?

E’ una deformazione professionale. Quando si comincia a credere nell’energia, nelle sincronicità, nel maestro nascosto ovunque, quando si comincia a riconoscere i fili che tessono la propria vita, è difficile far passare un evento inosservato- qualsiasi evento diventa la possibile fonte di una domanda di crescita.

Ho aperto la mail: mi capita di farlo, ogni tanto, come per chiedere all’Universo di farmi arrivare una risposta alle mie tante- troppe, invadenti e costanti- domande sulla mia vita, sulla Vita, sul Tutto. Spesso trovo risposte interessanti, che non sempre capisco al volo, ma che mi danno spunti e tengono attivo quel lato intuitivo e libero che prova a contrastare la piatta razionalità. Sono molto fortunata: ricevo spesso mail di allievi e amici che mi mostrano una faccia o l’altra della medaglia, in modi che non avrei potuto afferrare da sola.

Ieri, aprendo la mia casella di posta, ho trovato una mail il cui oggetto era: “Senza crisi non c’è cambiamento.” “Beh,” mi sono detta, “grazie Universo. Questo sì che è un segno!” Sono seguite una lettura che mi ha emozionata e  una risposta che è uscita da sola dalle mie mani, facendo realizzare questioni che aspettavano la mia attenzione e una bella riflessione.

Ho guardato la mia mano provata dal dolore e mi sono guardata un po’ dentro. Qualsiasi esperienza viene per insegnarci qualcosa. Spesso non abbiamo le energie per comprenderla. Quasi mai abbiamo il coraggio di darle ascolto. “Ferirsi una mano significa dover posare le armi,” ho pensato. “Eccole qui, alcune tra le mie più grandi paure, che affiorano per colpa di un taglio fatto con il frullatore,” mi sono detta, “eccole qui: paura di affidarmi agli altri, paura che se mi affido nessuno saprà badare a me, paura che senza il mio costante intervenire e rimodellare la mia realtà si sfaldi, lasciandomi nessuno, vuota, con tutto da rifare.”

Tre punti sul dito sono la mia lezione per imparare a gestire uno dei più grandi blocchi della mia vita, da sempre. La mia crisi di cambiamento è questa, adesso. Stamattina, dopo due giorni di pausa, ho ripreso la mia pratica, da sempre il campo in cui sondo il terreno per portar fuori conquiste e scoperte. “Si può far tutto lo stesso. Si può far meno e, soprattutto, si può fare diversamente. Si possono fare gli stessi asana, usando strumenti e modi diversi. Si può fare la stessa vita, ristrutturando e variando ciò che ne ha bisogno. Si può imparare e crescere, senza stravolgere tutto, aprendosi a nuove vie. Si può provare e riuscire, respirando via le paure. E che questa paura sia di farsi male ad un dito o di cambiare vita cambia poco, almeno ad un livello energetico. Il cambiamento è sempre potente e, quando arriva, inonda tutto il resto, portando Luce.”

Oggi è cominciato con una pratica yoga post crisi, di inizio cambiamento.

Tre punti e a capo. Si ricomincia da qui.

[Il percorso di ascolto delle paure è lungo, doloroso e soddisfacente. Dharmaseva è il metodo che sento più amico e utile. Potete leggere qui le info sul percorso Dharmaseva.]

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Commenti

  1. ChiaraC  agosto 24, 2015

    “Ferirsi una mano significa dover posare le armi,”… e lussarsi una spalla? Perchè è questo che mi è successo la scorsa settimana…. Doloroso, invalidante e, anche nel mio caso, per una distrazione… e adesso ho paura di non riuscire più a fare le cose che facevo prima…

    ylenia crisalide:
    ti giuro che in qualche anno di esperienza ad osservare i corpi e le emozioni, miei e degli altri, le spalle mi sono sempre sembrate una cosa sola: le nostre ali. so che posso sembrare strana, ma sono convinta che lussarsi una spalla significhi spezzarsi un’ala. forse in questo periodo ti stai negando di volare? forse sei pronta a volare ma hai paura (perciò la rottura, per rimandare il volo)? forse hai passato tanto tempo a tarparti le ali e, adesso che sei pronta a spiccare il volo, hai solo bisogno di chiudere con il passato? (spesso, infatti, gli “incidenti” arrivano quando siamo sull’orlo del cambiamento e abbiamo bisogno di disintossicarci di quel che è stato, come l’ultimo sbuffo di un vulcano prima che si spenga.)
    energicamente, sì, è vero: non riuscirai più a fare le cose come prima. e meno male! adesso, con questa spalla lussata, cura la ricostruzione delle tue ali e preparati. fisiologicamente: no, non è detto che tu non torni esattamente come prima. magari tornerai meglio, perché più consapevole di quella parte del corpo. sicuramente ci vorrà pazienza, molto ascolto di te e molta costanza. di certo imparerai altri modi di fare (magari meglio) le stesse cose.
    in bocca al lupo!

  2. ChiaraC  agosto 25, 2015

    Grazie Ylenia, mi hai dato molto da pensare… non ho una risposta immediata al perchè della mia ala spezzata, ma so che con calma la risposta arriverà da sola, come sempre mi è successo… Intanto rallento, scopro con stupore che i miei piccoli hanno capito perfettamente che mi sono fatta male (e prima di giocare con me mi chiedono “mamma, qual’è il braccio che ti fa male?”) e… prenoto una visita dal fisioterapista!!! Un abbraccio

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