Su di me, per prima cosa

rami di fico

Su di me, per prima cosa, in un’inversione di tendenza: ho provato ad immaginarlo su di me, qualcuno dei suggerimenti che do, almeno mille volte al giorno, ai miei figli.

Nel mio post precedente ho scritto della nostra nascente avventura montessoriana e delle informazioni che sto raccogliendo, qui e là; nelle ultime settimane ho letto tantissimo, in quasi tutte le lingue che conosco e ho ascoltato e guardato libri e conferenze. Da anni sono affascinata dalle dinamiche delle relazioni con gli altri, con l’Altro, dalla comunicazione non violenta, dai mondi immensi che i filosofi e gli educatori dei nostri tempi hanno illuminato. E l’avvicinamento al mondo montessoriano è, per prima cosa, fonte di divertimento e interesse, per me.

Finora, nonostante le ricerche, studio e i timidi tentativi di mettere in pratica concetti che mi piacciono molto, non mi era mai venuto in mente di rigirare la frittata, di mettermi io per prima a sperimentare, invece che a proporre. Dell’educazione montessoriana sto amando la grande importanza data alla gentilezza, alla pace, all’empatia. Dev’essere stata una questione forte e impellente, per la Montessori, quello di infondere principi di pace e serenità negli uomini e nelle donne di domani. Lei, che ha attraversato il mondo devastato dalle due guerre mondiali, aveva capito, come molti altri personaggi illustri del suo tempo, che lavorare alla pace deve essere una priorità di tutti.

E io? Io che passo le mie giornate a bloccare litigi tra i due maschietti non sempre inclini a rispettarsi, io che chiedo di non strillare, che ripeto all’infinito di non sprecare il cibo e trattare con cura i giocattoli, io, quanta cura metto nel mio essere d’esempio? Ho vissuto come una piccola inversione di tendenza questa riflessione: quante volte le mie parole parlano una lingua diversa dai miei gesti? Quante volte alzo la voce, invece di spiegare con calma? Quante volte interrompo un momento delicato, sminuisco un problema enorme solo perché è un problema di bimbo, chiedo la pace quando io, per prima, non riesco a gestire l’aggressività?

La mia prima conclusione è stata che dovrei andarci io, all’asilo, e ripartire dalle basi. La seconda è stata che non è mai tardi per cominciare. Madre Teresa diceva che dovremmo sempre lasciare una persona più felice di come l’abbiamo trovata. Già… quella grandissima piccola donna era capace di un enorme coraggio: non è facile assumere il ruolo dei portatori di felicità e dispensatori di pace, significa essere sempre presenti alle proprie emozioni e saperle canalizzare perché diventino un motivo di crescita per sé e di apprendimento per gli altri. Ma io non sono Madre Teresa, non ho la sua grande anima; però ho i miei piccoli e umanissimi strumenti e a loro ricorro, come sempre.

Inspira in quattro tempi. Uno, due, tre e quattro. Assaporando le piccole pause che separano un sorso di respiro dal successivo. E poi lascia uscire l’aria, lentamente, con calma, fino ad essere completamente vuota. Quindi ricomincia, fino a che senti la pace crescerti dentro, fino a che vedi la tua luce espandersi fuori.

Su di me, per prima cosa, indirizzerò questo nuovo lavoro. Anche questo è uno dei compiti che potrà durare una vita intera, ma non mi scoraggio: vivo circondata da esempi di pace e saggezza. Vivo sotto il cielo limpido, in mezzo al vento, tra gli ulivi. E questo è un grande insegnamento. E qui, io come loro, ho costanti esempi di educazione all’armonia.

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A proposito di informazioni raccolte sulla filosofia montessoriana, ho trovato interessantissima questa intervista, che vi consiglio di guardare, fosse anche solo per il puro piacere di ascoltare bei concetti detti in modo elegante, o per essere stimolati a belle riflessioni da un relatore molto preparato.

Buona settimana!

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Commenti

  1. auradiluna  gennaio 12, 2015

    I tuoi bimbi sono bellissimi!!
    Anche per me è sempre difficile accorgermi “da che pulpito” sto facendo qualche predica… ma osno sicura che miglioreremo!
    Un abbraccio!

    ylenia crisalide:
    grazie dolce Dani. Qualcuno disse che dobbiamo non abbassarci verso i bambini, ma elevarci all’altezza della loro grande anima… chissà, magari un giorno ci guarderemo e ci accorgeremo di avercela fatta!

  2. ChiaraC  gennaio 12, 2015

    Mi ci ritrovo completamente in questo tuo post… quante volte mi ritrovo a dire esasperata “Smettetela di urlare!” con un tono di voce non proprio basso… quante volte mi trovo anch’io a dividere i miei ometti litiganti con uno strattone di troppo…quanta strada da fare… loro devono crescere, ma anche io sento impellente questa necessità. Grazie Ylenia di condividere i tuoi momenti e le tue esperienze.

    ylenia crisalide:
    già, e quanto è difficile ammetterlo: questo è il primo passo. ammettere che nel nostro ruolo ci sono delle falle, avere il coraggio di metterci al loro livello e non più sopra, solo perché siamo genitori. grazie a te di aver scritto.

  3. valentina  gennaio 12, 2015

    Ho bisogno anche io di fare questo “lavoro” su di me :****

    ylenia crisalide:
    tutti, tutti ne abbiamo bisogno. piano piano, anche questo lavoro troverà il suo percorso, e diventerà parte di noi.

  4. Lena  gennaio 14, 2015

    Che meraviglia i tuoi pargoli.
    Grazie infinitamente per questo post e per condividere un pò di te ogni volta…
    ho provato la respirazione in quattro tempi…ne avevo proprio bisogno.
    Ti abbraccio
    Lena

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