Scegliere la presenza. E un infuso per la grazia e la chiarezza.

“Finirà mai, questo stato di incertezza, di cambiamento imminente, di fragilità?” E’ una delle domande che mi sento rivolgere più spesso dai miei allievi, negli stadi iniziali dei percorsi di yoga per la crescita personale.

Credo che i miei allievi riescano sempre a vedere la luce nei miei occhi-. la passione, la commozione, la gratitudine. E credo che riescano a vederla soprattutto nelle tante occasioni in cui, ascoltandoli, mi ricordo alla perfezione di una me passata, che pensava le stesse cose e si chiedeva se lo sconvolgimento dell’imparare a guardarsi dentro avrebbe mai avuto fine.

“Certo che finirà. Sarà un processo graduale. Un bel giorno ti sveglierai con un impeto di vitalità in più, o ti sorprenderai produrre un pensiero diverso, magari più gioioso, magari più lucido. Di giorno in giorno ti renderai conto che un’altra forma di te, più completa e luminosa, si sta formando e sta imparando ad orientarsi nel tuo quotidiano. Scoprirai una nuova definizione, la tua, personale definizione, di “presenza,” di “pienezza,” di “attivazione.”

E’ un percorso intenso, che ti eleva alla maturità di cui sei capace, ma che troppi blocchi, vergogne, paure, disagi e memorie ti impediscono di afferrare. Durante questo percorso, tutto ciò che è un puro e genuino espandersi e riadattarsi dei tuoi sensi è ben accetto e, sì, tutto, almeno qui, è yoga. “E’ yoga che tu pianga. E’ yoga che tu esca da qui e ti infili in quella pasticceria buona poco più avanti. E’ yoga che tu scriva fiumi di lettere, che ci facciamo una risata insieme. Faremo yoga anche se ti metterai sdraiata e ti prenderai il più consolatorio dei trattamenti ayurvedici, mentre ti guido in una visualizzazione.”

Quando iniziamo a praticare, il tempo, i contesti, le sensazioni prendono un’altra forma. Niente diventa più facile, o più saggio, o illuminato, ma diventiamo più lucidi. Quello spazio tra un pensiero e l’altro, che impariamo a coltivare con la meditazione e quella percezione sottile di dove sono e come si spostano le nostre tensioni, che impariamo con gli asana, diventano la fonte di una nuova conoscenza. Non vogliamo solo guarirci, e non vogliamo solo stare meglio, o raggiungere una meta. Non vogliamo che tutto il resto rimanga immobile, ma conquistiamo una visione globale. Impariamo la grazia e impariamo la chiarezza. Guardiamo tutto con occhi diversi e chiediamo alla nostra pratica di farci stare al mondo, in un modo diverso.

E’ come nascere un’altra volta, questa volta con tutti gli strumenti per essere padroni di noi, e protagonisti veri della nostra storia: possiamo scegliere. Possiamo scegliere cosa portare in un contesto, prima che esso ci influenzi o fagociti. Possiamo scegliere su quale piano intrattenere una conversazione, o che cosa significano per noi ricorrenze e rituali. Possiamo decidere di portare la nostra presenza dappertutto.

“Grazia” e “chiarezza” sono due mantra che mi accompagnano da tempo, sono la mia decisione finale ogni volta che consulto le mie percezioni, rivedo la mia presenza e mi chiedo cosa voglio sentire e cosa voglio dare. Sono due obiettivi che fanno parte dell’evoluzione di ogni pratica, perchè questo è, ogni pratica, sotto sotto: un’occasione per raffinare la nostra proposta al mondo, un’occasione per avere esperienze sempre più limpide, che non si disperdono in direzioni discordanti, una via per svegliarci leggeri e andare a dormire soddisfatti di quel che abbiamo imparato.

“Grazia” e “chiarezza” sono anche i due mantra che mi accompagneranno nei prossimi giorni, in quel vociare di bambini, diffondersi di profumi del cibo buono, cucinato in casa e chiacchierare leggero, che saranno i miei giorni di Natale.

Trovo che la nostra pratica ci offra doni inaspettati e grandiosi. Tra questi, il saper definire la nostra frequenza, coltivarla con determinazione e usarla come rifugio, o come dono per chi ci circonda, è uno dei più belli e inaspettati. “Finirà mai, questo stato di incertezza, di cambiamento imminente, di fragilità?” Sì, finirà, ma non nel senso che non avrai più bisogno di occuparti di te, o di qual è il tuo ruolo nello svolgersi della Storia e della tua storia. Finirà perchè saprai come riassestarti, cosa chiedere, come proteggerti, quanto dare e in che modo ricaricarti.

“Grazia” e “chiarezza” sono tutto questo e sono il dono più profondo e diffuso che voglio fare a me e a chi amo, durante queste feste. Sto cercando di fare tutto con ancora più lentezza, con ancora più cura. Mi sto raggomitolando in pratiche e scelte, che mai come ora mi aiutano a restare fedele a me stessa e sto bevendo un infuso, che informi i miei organi, le mie emozioni e la mia vibrazione a restare stabili, in un centro che è solo mio e da cui posso emanare la mia idea più alta e nobile di Natale, di risoluzione finale e nuovo inizio, di ritualità.

 

Infuso per la grazia e la chiarezza

Tutte le erbe che uso per i miei infusi, così come per quelli che preparo per gli allievi che seguo nei percorsi individuali, nei counseling online, nei corsi e nei seminari, vengono dal terreno del casale in cui vivo. Non riesco ad immaginare di curare la mia energia con erbe di cui non conosco la provenienza, o la lavorazione. Mi piace pensare alle erbe e al cibo come alleati, come compagni di viaggio e come nidi, in cui andare a ricaricarmi: mi piace che ci siano comunicazione e scambio, tra me e ciò che scelgo per nutrirmi, o per nutrire i miei allievi.

Puoi leggere più informazioni sulla nostra produzione di infusi e altri preparati a base di erbe e chiedere una consulenza nella sezione dello shop dedicata allo Yoga delle Erbe.

 

La scelta e la preparazione delle erbe


Per 50gr di infuso:

20gr di equiseto, 10 gr di petali di rosa, 10 gr di fiori di maggiorana e 10 gr di foglie di carciofo.

Tutte le erbe sono essiccate.

Mescolare le erbe, finché il composto non diventa omogeneo, per colori e forme.

L’equiseto è una buona erbe di base, un buon integratore per dare sostegno e leggerezza al corpo. La rosa è il rimedio a cui ricorro più spesso, quando si tratta di nutrire la propria grazia e consistenza, quando lo scopo del lavoro energetico è aprire gli occhi e il cuore e attraversare con femminilità ogni esperienza. La maggiorana ha un sapore dolce, che compensa quello del carciofo e porta rilassatezza e calma, un sorso dopo l’altro. Il carciofo ha un effetto immediato sul rischiarare il pensiero, sull’aprire gli occhi, su quella chiarezza e lucidità  che aiutano a vedere il quadro generale in cui ci muoviamo e a compiere scelte.

 

La preparazione dell’infuso


Mettere a bollire l’acqua. Versare un cucchiaio del preparato di erbe in una tazza, dopo averlo ben mescolato. Versare sopra l’acqua bollente e coprire la tazza. Lasciare le erbe in infusione per 15 minuti.

 

Buon Natale,

cari allievi e lettori!

 

 

 

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