Rifugio- cosa ci serve, per fare di noi stessi il nostro rifugio?

Sono stati mesi particolari, gli ultimi. Non ho tenuto corsi di yoga, ma solo lezioni individuali allo studio di Roma, seminari, formazioni ed eventi. Avevo bisogno di ricentarmi, di mettere alla prova la mia coerenza con me stessa. Avevo bisogno di una pausa, per capire cosa andava cambiato, restaurato, perché la mia offerta agli allievi potesse mettersi al passo con me, con chi sono diventata nel frattempo.
Così, questo inizio d’anno rappresenta l’inizio di tante, tante cose. Anche l’inizio di una nuova fase del mio insegnamento, di quel rapporto vitale, per crescere e coltivare il nostro dharma, che so costruire con gli allievi.

Ho passato gli ultimi anni a vivere nella natura, al punto che, oggi, non potrei immaginare di separare la mia pratica da essa. Un po’ come le erbe che raccolgo per i miei infusi, o le verdure che prendo dall’orto per le mie sperimentazioni di una cucina capace di nutrire la pratica, anche i miei asana, pranayama e meditazioni seguono l’andamento delle stagioni. Così, se penso a come riorganizzare i miei corsi, a quali viaggi ed esperienze far vivere agli allievi, mi ritrovo a pensare alla natura, la mia fonte inesauribile.

E pensando alla natura ho costruito una programmazione tutta nuova, per il prossimo anno. Che lo sappiamo, oppure no, il nostro corpo sta bene in misura proporzionale a quanto lo curiamo seguendo e onorando la sua natura. Allora, perché non fare della natura e delle sue ispirazioni, la nostra pratica? Perché non andare incontro alla nostra natura, per una volta, senza negarcela, o mortificarla?

Gennaio avrà “rifugio,” come parola chiave. La sperimenteremo insieme, sul corpo, nelle emozioni, nel pensiero, nel sentiero in continua evoluzione della crescita personale e della nostra cura per noi stessi.
In che cosa ci rifugiamo? Da cosa abbiamo bisogno di proteggerci, e perché? Quanto sono davvero sani, i nostri rifugi e quanto, invece, sono semplici vie di fuga, intossicazioni, occasioni di distrazione e dimenticanza di noi? Quanto ci manca, o quanto ci serve, per fare di noi stessi, del nostro corpo sano e del nostro pensiero più puro, il nostro rifugio?

Seguirò anche qui, per i miei lettori come per i miei allievi, lo stesso progetto. Che siano un mese, e un anno, dedicati alla scoperta della natura, della nostra natura e di quanto possiamo elevarci, abbracciando una pratica di onestà con noi stessi e coraggioso guardarci dentro, sentirci, amarci per la nostra complessità. Impareremo a coltivare una pratica che sia davvero il nostro rifugio, a porci le domande giuste, a superare qualcuno dei limiti delle nostre abitudini e avvicinarsi di un passo in più alla nostra verità.

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