Reiki- inno alla semplicità

 

Tra i miei inni quotidiani alla semplicità c’è il reiki, così dolce, così immediato.

L’idea che basti appoggiare la mano su qualche punto del mio corpo, che basti non avere paura del calore che si sprigiona da ogni contatto, che sia sufficiente avere compassione, per entrare in me stessa, con rispetto- l’idea che basti poco, davvero poco, per ritrovare la frequenza che tiene vivo il corpo, mi commuove e mi incanta.

Poche cose, come il reiki, mi hanno fatta sentire capace, fiduciosa in me e attiva nell’entrare nella realtà e usare i miei talenti, e chi sono. Poche pratiche, come il reiki, mi hanno insegnato che la dedizione e la gradualità possono renderci consistenti e resilienti, oltre ogni nostra immaginazione.

Da domani sarò impegnata in una nuova formazione. Ancora una volta mi immergerò con un’allieva nei misteri dell’elettricità che fa comunicare organi, muscoli, ossa e nervi in un corpo, o che fa comunicare due corpi, uno intento a prendersi cura dell’altro.

Saranno lunghe colazioni, pranzi e cene insieme. Saranno movimenti, respiri e mantra. Saranno poesie, meditazioni, nozioni, riflessioni sulla nostra storia e constatazioni sulla salute delle nostre emozioni e dei nostri visceri.

Per oggi ci sono solo le mie preghiere e il mio studiare, che si rinnova. Ci sono i preparativi degli spazi per l’accoglienza e i fornelli accesi. Domani inizierà un altro viaggio; assisterò, ancora, ad una trasformazione.

Mi prendo qualche prezioso minuto di solitudine.

Concentrata nelle mani, raccolgo i miei talenti, la mia forza, le tecniche, il sapere istintivo e quello dei libri. Riunisco tutto quel che so e chiedo alle mie mani di guidarmi, custodi operose di una saggezza che è così mia e così superiore. Rientro in quella dolcezza immediata che è il reiki e indosso, di nuovo, la veste di maestra.

Recito, come sempre, il mio inno alla semplicità, che riesce a dar vita a tutto questo. E’ tutto nelle mie mani. E’ tutto nelle nostre mani.

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