Quel crescere, buono e paziente

Essere in crescita è una vera prova, capace di chiamare il causa tutti i punti di forza e tutte le debolezze, stancante. Quest’ultimo periodo non è stato facile, anche se è stato bellissimo. A salvarmi, tra le tante cose di ogni giorno, ci sono state certe immagini, certi momenti rubati ai pensieri che mi assorbivano.

Anche questa primavera, come la precedente è titubante, fatta di sprazzi di sole alternati a tanti lunghi giorni grigi, spesso freddi. Eppure la natura, come sempre, sta facendo il suo corso, paziente.

Ho raccolto il primo carciofo e l’ho mangiato crudo, con olio e limone, come piace a me. Ho scoperto i primi gelsi e non ci ho pensato un attimo: mi sono riempita la bocca di quel dolce che sa già di estate, così prezioso. Poi è stata la volta delle albicocche, delle pesche e delle pere sugli alberi minuscoli, giovanissimi, che si sono caricati fino a piegarsi sotto il peso di tutti i frutti che stanno riuscendo a preparare.

Quel crescere buono e paziente della natura: ecco cosa mi servirebbe, adesso. Quella fiducia nel sole che arriverà, nel caldo che sarà, nelle persone che sapranno cogliere e apprezzare la dolcezza di ciò che ho creato. A volte mi chiedo se non venga anche da loro, da quegli splendidi esseri che chiamiamo alberi e fiori, quella forza che mi sta spingendo a fare tante scelte, nuove e coraggiose. A guardar loro sembra tutto così buono, così tutto al posto giusto, senza dubbi. A guardar loro vien voglia di non perdersi, di continuare a crescere, a cercare il buono, con pazienza. E vien voglia di sussurrare ringraziamenti e complimenti, alle foglie, ai rami e ai frutti. Mi viene spontaneo parlare con le piante, da quando abito su questa terra: sembra davvero che capiscano tutto e che sappiano già tutto quel che c’è da sapere.

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