Quando ancora non sapevo

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Quando ancora non sapevo di te, un giorno, mi sono messa il vestito che preferisco e sono salita in macchina. Per la prima volta da sola: senza bimbi, senza amici, senza cane. Io da sola. Con un libro, un quaderno, la macchina fotografica e tanta voglia di camminare, pensare, godermi il silenzio.

Quando ancora non sapevo di te, quel giorno, mi sembrava che tutto parlasse, che ogni cosa avesse un colore e un odore più vivido. Appena salita in macchina non ho avuto dubbi: c’è un posto che mi piace tantissimo, qui vicino. E’ un bosco che sale fino ad un eremo francescano; ci si arriva attraversando paesi dimenticati e affascinanti, buttati tra le colline e curati come il giardino di casa da quei pochi vecchietti che li abitano. Nei mesi, quello, è diventato “il mio bosco,” sarà perché ha come meta quell’eremo scavato nella roccia in cui fa caldo anche d’inverno, sarà per il castagno enorme che è cresciuto davanti alla chiesetta minuscola, sarà che è uno dei pochi posti in cui, fin dalla prima volta, mi sono sentita ” a casa.”

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Quando ancora non sapevo di te, alla fine di una primavera ingrata e piovosa, sono entrata nell’estate ricordando di come, anni prima, le passeggiate solitarie erano all’ordine del giorno. Erano le passeggiate per trovare un posto tranquillo in cui studiare, all’aperto. O per trovare angoli belli da fotografare. O per riposarmi.

Tutto sembrava nuovo, e anche io mi sembravo nuova. Solo dopo ho capito il perché.

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 Una musica così solenne non dura che per pochi minuti. Ascoltate! Ognuno ha una possibilità! E’ primavera? E’ mattino? Ci sono alberi attorno a voi e la vostra anima ha bisogno di conforto? Veloci, allora, aprite la porta e volate sui vostri piedi pesanti. La canzone potrebbe già essersi allontanata.

(Mary Oliver)

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Come sempre, indizi e spiegazioni sono arrivati più tardi. Sono felice che di aver seguito il mio istinto, per una volta; di essermi lasciata andare a quella poesia che spesso mi manca.

E ora mi chiedo: c’eri tu, dietro quell’invito? E’ stata merito tuo, quel giorno, l’apertura di quella porta che era chiusa da tempo?

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Commenti

  1. emanuela  ottobre 15, 2014

    certo che è stato merito della grande anima che vive in te. Lei ti diceva “mamma, apri tutte le porte che devi aprire. Magari pensi di essere sola, ma ci sono io qua con te. Ci sono io che ascolto, accolgo e raccolgo ogni tuo pensiero, ogni battito del tuo cuore, ogni emozione che vivi e fai vivere a me”.
    Sai una cosa? Quando, tanti e tanti anni fa….( c’era una volta, come nelle favole) seppi di essere incinta della mia Giulia adorata, iniziai a scrivere per lei un diario. SAPEVO che era una bambina, una piccola donna in me. Iniziato quel 28 agosto 1982 con le parole ” il giorno in cui ho saputo che saresti nata era una bellissima giornata di fine estate…”. Gliel’ho regalato a 19 anni, quando se n’è andata via da casa per fare l’Università a Bologna. Poi ha viaggiato tanto, ha abitato in mille luoghi e nazioni diverse. E quel quaderno è stato ed è sempre con lei.Ed il dialogo iniziato quel giorno così lontano continua tutt’ora. Come quello iniziato tra te e la bimba che sta per arrivare, che non sa ancora – ma forse invece sì- di quanto è fortunata ad avere una mamma così. Emanuela

    ylenia crisalide:
    uff, anche io ci ho provato, a tenere un diario per i miei bimbi. l’ho iniziato le ultime settimane di gravidanza del secondo, ma non sono riuscita a portarlo avanti con costanza. nonostante mi piaccia tanto scrivere, chissà perché quei diari non sono andati a buon fine. mi fai pensare che, forse, ricomincerò ora. avevo preso tre quaderni-diario uguali, pur avendo due figli. sotto sotto una parte di me lo sapeva… ancora una volta, a distanza di tempo, mi sembra che tutto torni: siamo in un progetto più grande di noi, di cui quasi mai riusciamo a vedere i confini, ma che ci accompagna sempre. leggo le tue parole, penso al terzo diario che non ho mai nemmeno aperto: penso che è un segno.

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