Presenza, ascolto, unione

meditazione di mamma

Con lei- che ha potuto avermi in esclusiva solo per un paio di giorni, nell’immediato post parto, in un ospedale brutto, quando io ero stanca e dolorante e lei soffriva per le prime colichette.

Con lei- l’unica con cui mi sono arresa al ciuccio, per sfinimento sulle richieste pressanti degli altri, per poter farla dormire nonostante gli strilli dei fratelli infinitamente energetici e rumorosi e per dare un po’ di sollievo alle mie notti, già troppo corte e variegate.

Con lei- la mia bambola, il mio sole, il mio sorriso.

Con lei ho toccato uno dei picchi più alti e meravigliosi di presenza, ascolto e unione che si possano sfiorare. Ed è successo per caso, senza volerlo. E’ successo così; è durato un minuto o un’eternità. E’ successo all’improvviso, senza regole e senza programmazione, come sempre accade per le cose più vere.

La casa era vuota. Il vento entrava a rinfrescare la nostra pelle, a smuovere i lampadari, a portar pace ai muri roventi, finalmente. La tenevo in braccio, febbricitante di uno strano calore estivo. Ho realizzato che eravamo sole per la prima volta dopo mesi. Mi sono chiesta se fosse mai successo, di trovarci sole io e lei, senza dover fare null’altro, senza dover pensare a nessun altro. Le cantavo una ninna nanna improvvisata e la dondolavo con calma, con tutta la leggerezza di chi può concedersi il lusso di stare nel presente, perché lo conosce, perché le tentazioni di distrarsi hanno saputo sedarsi. La guardavo rilassarsi, abbandonare le mani e chiudere lentamente gli occhi.

Con lei. Io e lei. Mentre i rumori del vento si facevano più forti e da lontano si sentiva un temporale scoppiare su qualche collina attorno.

Ecco a cosa servono gli infiniti minuti passati ad esercitarsi nell’arte difficile della meditazione. Servono a saper riconoscere i regali del quotidiano e imparare a goderne davvero a fondo, accumulando competenze e istinto da tirar fuori quando serve, senza preavviso.

Lei si è addormentata. Io sono rimasta nel mio incanto per qualche minuto. Poi tutto si è ricomposto secondo l’ordine usuale. Vecchi pensieri, rumori diversi e liste di cose da fare mi hanno distratta e rapita, come in una bolla di sapone che si allontana da quel che serve davvero. Ma quei minuti ci rimarranno dentro. Avranno un’immagine e una data, per me. Saranno una sensazione indicibile, sfumata, lontana eppure fortissima, per lei. Faranno per sempre parte delle nostre vite e avranno la forma di un’unione forte, dell’ascolto e della presenza: saranno la nostra meditazione condivisa.

 

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