Preghiere costanti, e umili

preghiere umili improvvisate inventate mantra

Tra una carezza e un pianto; tra un mal di pancia e un respiro profondo che mi riconnette con la fonte delle mie energie: tra l’ennesima passata di scopa a terra e l’ultimo giocattolo in cui sono inciampata, lì, nascoste e silenziose, si accumulano le mie preghiere. Sono oneste e semplici, non invocano un dio in particolare, non richiedono nemmeno una risposta. Sono piuttosto il mio modo di rimandare a forze non razionali e controllabili tutto quello che mi sembra semplicemente troppo.

Che tu possa sentire le mie mani come accoglienti, che io possa farti sentire sostenuto. Che questo cibo possa nutrirvi e riempirvi di tutto l’amore che ci ho messo dentro. Che questo dolore possa lasciarti riposato e sollevato, che il mio sorriso possa farti bene. Che la mia vicinanza possa farti sentire quanto ti ringrazio, amore mio, per essere il raccoglitore delle mie tensioni e dei miei sbalzi, per esserci.

Preghiere senza una forma precisa e benedizioni improvvisate e liberatorie: le infilo dove posso. A volte non mi accorgo nemmeno che le sto recitando. Mi fanno bene, sembrano quasi darmi la sensazione di poter metter mano e cuore anche lì dove tutto è chiaramente incontrollabile. E poi mi fanno allenare a sentire e dire- anche se sottovoce o silenziosamente, dentro di me- quello che sento e quello che vorrei, l’obiettivo che vorrei dare alle mille azioni che compio e ai tanti progetti in cui mi imbatto.

Oggi comincio dando dignità a tutte queste preghiere. Da lì partono o si rigenerano buona parte di tutte le idee in cui mi impegno, azioni a cui mi dedico ed energie che regalo.

Che la nostra giornata sia piena di intenzioni giuste e di preghiere proclamate con fiducia, senza vergogna.

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