Meditare un nuovo inizio: una visualizzazione guidata per chiudere con il passato

Con il tempo si impara anche ad amare la fine di qualcosa, di qualsiasi cosa: se tutto quel che ci succede è un insegnamento, un modo sublime che la nostra intuizione trova per farci crescere e completare, allora ogni esperienza conquista fascino, e ogni suo segmento è un dono e un maestro.

Con il tempo di impara ad onorare la fine, di un anno, di un periodo, di una relazione, o di un progetto. E’ quel momento in cui rivisitiamo l’esperienza e ci lasciamo guidare dalla nostra pratica. La mente osserva, il corpo comprende e si libera, la consapevolezza si riorganizza e si nutre: stiamo crescendo.

Il processo di crescita, nello yoga, si compie in passaggi. Dobbiamo saper incontrare l’esperienza, rendendoci conto di quante resistenze, giudizi, paure e ansie da controllo abbiamo. Dobbiamo saperla vivere e aver imparato ad ingaggiare i sensi e l’intuizione, oltre che il pensiero e la determinazione. E dobbiamo saper lasciarla, meglio, dobbiamo saper salutare con compassione e riconoscere con gratitudine quel che ci ha insegnato.

Nella mia pratica personale, così come nel lavoro con gli allievi, trovo che quest’ultimo passaggio sia troppo spesso dimenticato, o sottovalutato. Corpo e mente, invece, hanno bisogno di rendersi conto: abbiamo bisogno di darci il tempo di chiudere le esperienze con maturità e con chiarezza. Ci ritroviamo quasi sempre ad iniziare una nuova impresa, senza aver lasciato sedimentare la precedente, stentiamo a mettere la parola “fine” su qualcosa e ce ne portiamo appresso la memoria, fissata ancora nei muscoli e nel pensiero. E’ strano, ma abbiamo difficoltà anche a riconoscerci che, sì, l’abbiamo fatto, ce l’abbiamo fatta e, adesso possiamo prenderci del buon tempo per stare in contatto con la pacificante sensazione che lascia qualcosa che si è compiuto, per creare nuovo spazio.

L’errore che facciamo spesso è di non fermarci, di non tagliare i cordoni con il passato, di non riconoscere e far fruttare i suoi insegnamenti.

Quanta semplicità possiamo ancora portare nella nostra pratica, nel nostro quotidiano? Quanta pace? E come?

Guardo fuori dalla finestra, mentre scrivo al caldo della stufa a legna. Continuo a pensare alla natura, in cui vivo immersa. Al nostro sistema nervoso piacciono i circuiti che trovano una chiusura: in natura, ogni cosa si prepara, progredisce, produce frutti, si conclude. Così dovrebbero essere anche le nostre esperienze: dovremmo garantirci il modo di assaporare i frutti, anche quando sono amari e, con un sospiro, salutare le esperienze, uscendone alleggeriti. C’è qualcosa di magico e curativo, nel renderci conto di come stiamo, di dove siamo, di quanto siamo pronti a passare oltre e nel vedere la nostra nuova alba.

Negli ultimi mesi mi sono trovata a preparare per i miei allievi pratiche di revisione e saluto grato del passato. Mi piacciono le pratiche semplici, come le colline spoglie d’inverno, o il cesto di mele appoggiato sul tavolo, dove ho passato le ore a chiacchierare con gli allievi, duranti i pasti che scandiscono i seminari al Casale Yoga. Quella che ho preparato per voi come pratica di fine anno è una di quelle pratiche semplici, di cui è costellato il mio insegnamento: è una visualizzazione, in cui le immagini si susseguono, portandosi via strati di stanchezze, di incomprensioni, di ristagni emotivi e fisici irrisolti. Nel tempo ho imparato che guariamo meglio se siamo accompagnati, così ho iniziato a creare pratiche in cui la mia voce è una guida, un confine e un sostegno per chi si vuole abbandonare con fiducia alla propria pratica di evoluzione.

Per questo fine anno, o per affacciarvi su qualsiasi nuovo inizio, ho pensato a due post che costruiranno una pratica completa, da fare e rifare, finché vi sentirete di nuovo pronti e perfettamente stabili nel vostro potere personale. Iniziamo oggi con una meditazione guidata e proseguiremo tra qualche giorno con un lavoro di scrittura e introspezione. Come sempre, anche io praticherò con voi: un’altra delle magie dello yoga è che ogni allievo e ogni stimolo vengono sempre per curare un po’ anche me, sempre al momento giusto, sempre a mostrarmi una nuova prospettiva da imparare.

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