Mai rinunciare alla tua forza

la forza personale e il fuoco

Esco da una notte difficile e solo ora che, nel silenzio di una stanza isolata, ho abbandonato resistenze e muscoli alla mia pratica, mi sento di riguardarla e provare a comprenderla. Maddalena sta mettendo i denti: mi dispiace vederla infastidita e dolorante; mi dispiace vederla tentare inutilmente di dormire e accoglierla tra le mie braccia mentre, con gli occhi ancora chiusi, si muove alla ricerca di pace. Assistere un figlio mentre soffre non è mai facile. Non è facile assistere alla sofferenza in generale, di chiunque sia, di qualsiasi natura sia. Ancora più difficile è affrontare la propria. sarà per questo che, spesso, incapace di guardare davvero in faccia il mio dolore, lo lascio decantare. Certe esperienze rimangono silenti per mesi, per anni, per poi risalire a galla, all’improvviso. A volte tornano con tutta l’intensità con cui se ne sono andate, ancora pronte a far male. Altre, invece, arrivano elaborate, in forme belle e chiare, quasi artistiche, sicuramente capaci di comunicarmi tutti i significati che possono insegnarmi.

Il sogno di questa notte, allungato in un lembo di sonno tra una coccola e l’altra a mia figlia, è del secondo tipo. E stato l’elaborazione di una brutta esperienza che ho vissuto proprio con lei, alla sua nascita. Ne ho parlato poco e con pochissime persone, di com’è andato il mio terzo parto, perché è stato brutto, prima, durante e anche dopo. Non ne ho voluto parlare tanto, perché non volevo perdermi nel brutto, ma godermi il bello della mia meravigliosa bambina. Ma ormai lo so, che non si può far finta di nulla e che ciò che si spera di aver cacciato dalla porta senza averlo elaborato rientra sempre dalla finestra, in qualche modo.

Stanotte ho sognato la nascita di Maddalena. Ho sognato una storia che ha poco a che vedere con quello che è successo davvero, ma molto a che fare con le sensazioni che ho provato. Subito dopo il parto, nel mio sogno, sono stata colpita da una strana malattia: i canini hanno cominciato a ritrarsi e le gengive li nascondevano. Non avevo più i canini. La mia bocca era trasformata. La mia bocca, la parte del corpo con cui si incontra l’esterno e lo si trasforma per farlo proprio, era ammalata. I miei denti, la parte del corpo con cui si morde il mondo, ci si difende e ci si nutre, erano completamente cambiati.

Nel parto di Maddalena nulla è andato ufficialmente male, ma infiniti dettagli di quei giorni all’ospedale sono stati infernali. Avremmo dovuto rivolgerci al tribunale del malato, avremmo potuto arrabbiarci e scrivere ai giornali, avremmo dovuto essere più combattivi. Invece, io e il mio compagno, ci siamo arresi al menefreghismo di molti ospedali italiani, alla mala sanità e alle cure poco chiare rifilate ai pazienti. Avrei dovuto andarmene, senza pensarci un attimo, anche se ero ad un secondo dal parto. Avrei dovuto rifiutarmi di essere raggirata e costretta in un momento di debolezza. Non avrei dovuto rinunciare alla mia forza, ai miei desideri, alla mia capacità di sentire cos’è bene e cosa e male, per me  e per mia figlia.

Ma ho avuto paura, mi sono sentita con le spalle al muro e mi sono lasciata comandare. Al mio inconscio, alla mia anima e al mio corpo tutto questo ha mandato un messaggio chiaro: “Ti sei destituita dalla tua forza e ti sei ammalata.” Che questa malattia non sia vera ma solo interiore poco importa. E’ un dolore che lascerà per sempre un segno.

I sogni arrivano nel momento possono essere elaborati e superati. I sogni, come le intuizioni, arrivano a risvegliarci e farci proseguire. Ora non penso più al parto e a quanto mi sono sentita male per le trascuratezze e le ingiustizie di quei giorni. Ora guardo avanti e mi ripeto, come un mantra con cui cominciare questo giorno: “Mai rinunciare alla tua forza. Mai sottostare a qualcosa che sai non essere per il tuo bene o per il bene di chi ti circonda. Mai affidarti a chi non se lo merita. Mai rinunciare a te. “

[Queste scritte sopra sono le mie riflessioni a caldo, stamattina presto, appena dopo lo yoga che mi concedo nei giorni in cui sono più brava e attenta. Quello sopra è uno degli scatti del nostro ultimo falò, qualche giorno fa. Mi piacciono sempre tanto, i falò. C’è quell’idea di saper bruciare, cancellare e portare nuovo nutrimento, nei falò.]

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Commenti

  1. Francesca  agosto 23, 2015

    Rientrando dalla finestra questa esperienza ti ha portato una grande lezione. E’ un errore che non ti capiterà mai più. Adesso sei più forte e la tua forza te la terrai stretta.
    Ti abbraccio
    Francesca

    ylenia crisalide:
    ah… sì! sei un tesoro!

  2. Daniela  agosto 23, 2015

    Ti abbraccio come doula e come mamma, ti tengo stretta, tengo stretta la tua Maddalena. Da quell’esperienza di dolore avete saputo ripartire e creare un rapporto di amore splendido e armonico, che vi accompagnerà sempre. Il dolore rimane e non sempre è facile o possibile dimenticarlo. Lascia al tuo dolore lo spazio di esprimersi, narralo, disegnalo, parla con il tuo dolore, conoscilo…e poi prova a lasciarlo andare. Mi dispiace che accanto a te non ci siano stati professionisti capaci di accogliere i tuoi bisogni, la colpa non è tua, non è vostra, è loro. Tu eri in un momento di forte vulnerabilità, stanchezza e fragilità e loro non hanno saputo o voluto starti vicino nel modo giusto. Ti mando una coccola, che attenui il senso di colpa e la paura. Ti mando luce che vada a riparare pian piano quel dolore, che lo ammorbidisca. Un bacio grande a te e Maddalena

    ylenia crisalide:
    la tua coccola è arrivata dritta dritta al cuore, nel posto giusto, dove serviva. sei una mamma, una doula e un’amica preziosa.

  3. Francesca  agosto 23, 2015

    Ti capisco molto bene… anche il mio parto ha lati oscuri simili… sono riuscita a cancellarli grazie al mio cucciolo che mi ha immediatamente trasmesso un’energia enorme e sconosciuta e grazie ai giorni successivi di (lungo) ricovero che comunque hanno saputo rimediare all’errore e anzi si sono rivelati utili con il senno del poi… con il senno del poi… però nel parto indubbiamente degli errori ci sono stati su di me e anch’io avrei potuto muovermi in una direzione che in molti mi hanno consigliato ma che io ho praticamente ignorato… logicamente perché si trattava di me…

  4. Marta  agosto 24, 2015

    Mi dispiace molto, cara Ylenia. Un abbraccio forte. Marta

    ylenia crisalide:
    un grande abbraccio a te!

  5. clara scropetta  agosto 25, 2015

    cara ylenia mi piacerebbe molto saperne di più su quello che è effettivamente successo. la tua testimonianza è preziosa. mi puoi contattare privatamente. un caro saluto, clara

    ylenia crisalide:
    cara Clara, grazie di avermi scritto. lo farò, ti scriverò, sarà sicuramente liberatorio: non mi ci sono messa, nemmeno per me, a mettere nero su bianco quel che è successo. ti ringrazio. a presto!

  6. alice  agosto 25, 2015

    ciao mi dispiace molto per quello che ti è successo in ospedale, anche se non ho capito cosa.
    forse ti hanno “costretta” a fare il cesareo mentre tu avresti preferito provare un parto naturale?
    io ho dovuto fare un cesareo d’urgenza, eppure non ne conservo un brutto ricordo. Invece quello che è successo nei giorni seguenti (il comportamento delle ostetriche) è stato uno dei momenti più angoscianti che possa ricordare. Ma non ne ho parlato mai neanch’io, ho cercato di guardare e focalizzarmi sulle esperienze positive.
    Poi ogni volta che sento una donna in difficoltà e maltrattata in ospedale..allora riaffiora quella sensazione di rabbia e ingiustizia

    ylenia crisalide:
    cara Alice, purtroppo per me il cesareo era inevitabile e ci sono arrivata ben preparata. ma non significa nulla: si entra in ospedale sempre in una condizione di fragilità e ci si deve fidare. nel mio caso, la costrizione più grande è stata un farmaco somministrato senza dirmi cos’era (mi hanno mandato un’infermiera che eseguiva senza sapere e il medico non si faceva trovare) e che il giorno dopo mi ha costretta ad un’anestesia generale che, per i miei problemi al cuore, avrebbe potuto essere pericolosa. tutto è andato bene. ma la sensazione di non essere non considerata e curata non se ne andrà mai, come il rimpianto di non aver visto mia figlia nascere perché ero addormentata. e poi… sì, anche tutto il resto è stato brutto, disumano.
    ti capisco, capisco la tua rabbia. ti abbraccio.

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