Le regole della sovversione

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Un assolato pomeriggio quando era stata prevista la pioggia. Uno di quelli in cui l’arancione del cielo si mescola a quello delle foglie e l’erba medica del campo sembra colorata con i pastelli a cera, che lasciano il foglio lucido e brillante. Uno di quelli in cui a nessuno viene in mente di fare il riposino, in cui si esce tutti insieme, a raccogliere erbe, a scovare funghi, a rotolarsi nell’erba bagnaticcia- “Ma fa lo stesso”, penso, “è un piacere, prima o poi mi metterò anche io a rotolare con loro, prima o poi lo devo fare…”

Due fratelli che passano la maggior parte del tempo a litigare che, per un attimo, giocano insieme, complici. E un enorme cane che crede di essere piccolo, che crede di essere bambina; e si rotola, e corre, anche lei. Fa sorridere, in tutta la sua enorme mole di cucciola, ancora un po’ sgraziata, ancora un po’ maldestra.

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Mani attente che accolgono e riscaldano, ora questo, ora quel bambino, che cercano compromessi tra quello che si può e quello che non si potrebbe e che, alla fine, si mescolano al gioco e si prendono qualche momento per immortalare quel sogno ad occhi aperti.

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Nell’orto crescono ancora le melanzane- tempo strano, pazzo, anarchico- e le piante di zucchina non fanno più frutti, ma continuano a puntellare di giallo, di fiori, il loro spazio. Sono felice, di vedere ancora colori nell’orto, di ritardare quel momento in cui sarà tutto verde e marrone, intervallato da qualche chiazza viola del cavolo cappuccio.

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E tutto sommato sono felice di non capirci più niente, o quasi. Questi ultimi mesi imprevisti e imprevedibili devono aver cambiato qualcosa. In altri tempi mi sarei sentita stanca e sopraffatta. Avrei lottato, addirittura, contro l’inaspettato che continua a sorprendere senza darmi fiato. Avrei chiesto tregua e pace; avrei chiesto quella stabilità di cui ho sempre tanto bisogno, pur muovendomi costantemente. Da una manciata di giorni ho smesso di farlo. Credo che continuerò sempre a programmare, a progettare: è la mia natura. Ma sto cominciano ad apprezzare gli stravolgimenti e ad intravedere, qui e là, che anche la sovversione ha le sue regole. La prima… arrendersi e lasciarsi trasportare. A volte si arriva in un commovente campo di umile erba medica…

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Commenti

  1. clara  dicembre 4, 2014

    Pura poesia.

    ylenia crisalide:
    ::::))))

  2. emanuela  dicembre 4, 2014

    certo che progetterai e programmerai e cercherai tregua, pace e stabilità! ma quanto è bello lasciarsi andare all’imprevisto di una giornata di sole non aspettata, al giallo di un campo di erba medica, al piacere di correre nell’erba bagnaticcia…e se c’è una pozzanghera buttarcisi dentro!La meraviglia di giocare assieme anche per pochi minuti, annusandosi.Un pezzettino di donna (…come dicono in Toscana) tra le braccia del suo papà, che si intuisce adorante. I capelli biondi dei due meravigliosi ometti. Il vostro cane, io li adoro, ora sono qua con la mia nipotina pelosa che sonnecchia…. Tu, la tua straordinaria bellezza. E quanto è grande lasciarsi trasportare da tutto ciò? Emanuela

    ylenia crisalide:
    è bellissimo. come immagino sia bellissima la nipotina pelosa. che bello scambio di dolcezze! ti abbraccio!

  3. Stefylu  dicembre 4, 2014

    E’ bello sapere che c’è una famiglia che sta vivendo la vita come avrei voluto viverla io con la mia famiglia… i tuoi racconti sono un inno alla semplicità, alla profondità delle cose e alla vita stessa.

    ylenia crisalide:
    ci provo, ci si prova. è un allenamento, non è mai facile, nemmeno quando si vive esattamente ciò che si vorrebbe. ti abbraccio!

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