La strada delle debolezze

La strada verso l’incontro con se stessi e l’empatia dietro le apparenze è un percorso in salita. Non si ha mai finito di ripulire la polvere che si nasconde tra i fili del passato e che non smette di riempire il presente; non si è mai arrivati abbastanza in là o illuminati a sufficienza per non avere più paura del buio.

Ormai non passo giorno senza ringraziare chi mi legge e mi scrive, decidendo di condividere con me un pezzo delle sue esperienze. Proprio negli ultimi giorni, grazie ad una mail delicata e profonda, mi sono vista riflettere parecchio su cosa significhi essere una maestra, trasmettere conoscenze e strumenti e accompagnare gli altri dentro percorsi intrapresi in prima persona.

Quella che percorriamo, una volta scelto lo yoga, non è una strada casuale. Il suo scopo è la ricerca, la meta finale è la gioia di stare bene con il proprio corpo, le proprie emozioni e il mondo- fisico e non- che abbiamo all’esterno. La strada nello yoga e, immagino, in tutte le discipline che insegnano ad indagare l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, è fatta di conquiste e ricadute; è piena di passi avanti fatti solo per scoprire che ce ne sono altri mille a seguire, che riusciamo a cogliere mano mano; è una strada infinita, come meravigliosamente infinite sono le sfide e le gioie della vita di tutti.

Un maestro è una persona, prima di tutto. Nel mio caso, una maestra non è più illuminata o superiore agli allievi: ho semplicemente deciso di dedicare questo spazio della mia vita a quella ricerca, ho solo visto passare tanti corpi, e conosciuto tante sfere emotive. A dire il vero, più che una strada verso l’alto, la mia è una strada delle debolezze: ne incontro una ogni giorno. A volte è la difficoltà di far pace con qualcosa o qualcuno, a volte è l’imparare ad accettare gli altri così come sono, altre è l’ancora più difficile imparare ad accettare i miei limiti. A volte il mio yoga più alto è ammettere che non posso far tutto da sola, che non riesco a risolvere ogni questione o a guarirmi senza il bisogno di niente e nessuno – e questo, negli ultimi anni, è stato uno scoglio contro cui ho sbattuto molte, molte volte.

Poi c’è l’esercizio fisico, che radica e pulisce, c’è la meditazione, che svuota e guida, c’è il respiro che appiana tutti i mali. C’è la pratica e c’è la costanza, c’è lo studio e c’è la fiducia. E c’è il passo più importante, quello che sto imparando a compiere scrivendo qui, con costanza, come una meditazione: riconoscere la propria imperfezione e provare ad illuminarla, così tanto da far della propria esperienza qualcosa di utile per gli altri.

Sulla strada delle debolezze, io, anche grazie a quella mail, ho capito qualcosa in più. Per ora sono felice di essere una maestra che porta qualche spiraglio di luce sulle strade degli altri, mentre cerca e si impegna per far crescere la propria.

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Questa sono io, un po’ di giorni fa. Subito dopo aver pubblicato il nuovo sito mi sono resa conto di non aver dato il giusto peso al grande evento che è stata la pubblicazione per me. Mi sono sentita intasata di emozioni e sogni del passato mescolati a quelli del futuro. Mi sentivo così piena che qualsiasi asana o pranayama era impossibile, in quel momento. A volte è l’impegno nelle cose più semplici e concrete, quelle che rimando e verso cui sono pigra, la soluzione per l’equilibrio. Ho sistemato questa cassa, che ha abitato in casa nostra da molto prima che arrivassimo noi. Ho sempre pensato che fosse bellissima, pur nella sua semplicità, come tutte le cose con una storia. Forse anche questo è un buon allenamento per diventare una maestra: sapere che gli spiragli di luce si possono trovare ovunque, non avere dubbi sul potere che della nostra energia e creatività.

So di condividere con tanti di voi il cammino nella meditazione e nello yoga. Sarebbe bellissimo poter leggere le vostre riflessioni su che cosa significa, per voi, essere allievi, essere maestri ma, soprattutto, essere il proprio maestro interiore. Come sempre, sarò felice di ricevere tutte le parole che arriveranno.

 

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Commenti

  1. Catia  giugno 4, 2014

    Quando qualcuno mi chiede che tipo di yoga pratico, io rispondo che il mio è uno yoga integrale e non potrebbe essere altrimenti.Lo yoga per definizione investe ogni aspetto della mia persona.
    Per me lo yoga è un vero e proprio stile di vita che si fonde perfettamente con gli insegnamenti e i
    valori del mio credo religioso ( questo è un aspetto che ho sottolineato molte volte).
    Le posture, le tecniche di respirazione, la meditazione in senso stretto sono solo al servizio di tutto ciò che vivo fuori dal tappetino: il rapporto con i miei familiari, il modo di affrontare e vivere il mio lavoro ( che solo per caso è proprio quello di trasmettere lo yoga), l’essere presente totalmente nelle azioni, nelle parole e in qualsiasi altra forma di comunicazione e interazione, la consapevolezza dell’essere lì e in quel momento mentre creo muovendo le mani e gli esempi potrebbero essere infiniti perchè infinite sono le situazioni.
    E’ un percorso in salita è vero! Quante ricadute!
    Proprio ieri mi sono lasciata andare ad uno sfogo giudicando, si! Proprio giudicando l’operato di alcune persone a me vicine e poi sono stata tanto male. Sentivo di aver deviato per un attimo dal mio percorso di crescita.
    Oggi sul blog parlo dello yoga che non si vede e che è il vero yoga. Quello che mi sforzo di trasmettere.
    TI abbraccio fortissimamente e ti ringrazio per questo spunto di riflessione

    Ylenia crisalide:
    grazie a te, preziosa e generosa nella tua condivisione.

  2. Simona  giugno 4, 2014

    Questo post è per me ricco di spunti di riflessione… Sarà (anche) per questo che l’asana dell’adepto mi è particolarmente consona, essendo una principiante. “Principiante” non ha un’accezione negativa, la sento una parola carica di bellezza e di futuro, perché riguarda un cammino appena iniziato.

    Non sapevo che collaborassi con Terra Nuova, leggo spesso quella rivista!

    Ylenia crisalide:
    sarà un percorso bellissimo, come bellissima è la condizione dell’adepto. Sono sicura che questo percorso si rifletterà nel tuo quotidiano e porterà ancora più luce. Ti abbraccio!

  3. auradiluna  giugno 5, 2014

    Cara Ylenia,

    grazie per questo post così riflessivo.
    Per me lo yoga è tante cose, è la trasformazione che mi ha permesso di lasciare la vecchia me stessa. E’ l’essere diventata maestra di me stessa, cioè aver imparato che sono io la padrona della mia mente e delle mie azioni. Tutto questo senza dimenticare che niente è davvero nostro se non la nostra volontà.
    Con le debolezze io mi scontro tutti i giorni, in primis con le mie, ma ora le so riconoscere, a differenza di prima. Vedo la strada davanti a me, grazie allo yoga. Ci pensavo proprio ieri sera: sembra di essersi svegliati da un sonno profondo, e di cercare di riemergere lentamente come dal fondo del mare. Anche volendo, non si può tornare indietro, un po’ come la “pillola blu o pillola rossa” di Matrix!
    Un grande abbraccio!

    Ylenia crisalide:
    è vero, è un pensiero che faccio spesso anche io. Non si torna indietro, anche se cerchi di ricacciare certe scoperte o attivazioni, una volta venuta a galla qualsiasi sensazione va fatta navigare. grazie di aver condiviso questa riflessione.

  4. Travel upside down (@Vale_RosaMela)  luglio 1, 2014

    Vorrei avvicinarmi allo yoga avendo un’insegnante come te*

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