La meditazione giusta per me

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Cerco da sempre la meditazione giusta per me. In questo periodo di cambiamenti, poi, sento resistenze ed esigenze accentuarsi. Ho sempre trovato difficile lasciarmi andare a visualizzazioni che non mi rispecchiano, o a mantra in una lingua che, per quanto affascinante, non è la mia e non parla al mio intimo, al mio inconscio.

Ho bisogno che le mie meditazioni siano un modo per far uscire il fuoco in eccesso accumulato, per sedimentare tutto quello che succede, per aprire vedute e occhi, verso dentro  verso fuori.

La meditazione giusta per me, in questi giorni, è semplice, ma potentissima. Il mio impegno con lo yoga degli ultimi anni ha avuto, tra i vari scopi, l’obiettivo di rendere più umana una pratica che non è sempre così facile da capire, di renderla quotidiana (non solo meditativa, non solo fisica, ma una pratica di vita), di farla essere un dolce supporto.

Inspirando ed espirando possono stravolgersi mondi, possono cambiare le strade, possono trasformarsi le emozioni. Ritornare alla giornata che è passata, alle settimane o agli anni addietro, liberare il passato, provare ad emanciparlo dalle colpe e dalle aspettative di cui lo investiamo può essere un modo per alleggerirsi.

Deciso che voglio aprire questa nuova porta della mia vita accogliendo quella leggerezza che è ancora così poco parte di me, inizio la mia meditazione, quella che adesso sento giusta per me e che spero di avere il coraggio di portarmi addosso per tutti i prossimi, impegnativi giorni.

Mi siedo, cedo al respiro, mi immergo. Cosa c’è, dietro le mie spalle, che voglio guarire ed allontanare? Come posso farlo senza arrabbiarmi, senza fare a pugni con qualcosa che comunque non riuscirò a cambiare, che adesso può soltanto tornare a me e colpirmi ancora? Posso respirare, ascoltare e capire al meglio le dinamiche di quello che è stato; posso osservare e conoscere. E posso restituire tutto quello che non sono io, che non è mio. Posso restituire al mittente, o all’universo, tutte le voci scortesi, i gesti maleducati, gli attentati gratuiti e gli eventi dolorosi. Posso provare a non oppormi con la forza, ma a con un: “Grazie, non mi serve,” tutto quello che non voglio. Poi, una volta alleggerita, posso immaginarmi protetta da una grande, luminosa aura, costruita da me, con la mia volontà. E’ un’aura permeabile, un filtro che lascia entrare solo ciò che mi serve davvero.

C’è un tale senso di pienezza, dietro il tentativo di rifiutare in modo gentile ciò che non si vuole. Ho vissuto tutta la mia vita pensando che affinarmi gli artigli fosse l’unico modo per affermare la mia volontà. E adesso, a tratti, mi capita di osservare quegli artigli- troppo spesso sfoderati e abusati- e di voler ricacciare anche loro, lontano, alle mie spalle, con gentilezza.

Forse era questo che il grande Gandhi e mille saggi prima di lui intendevano con “non violenza,” “ahimsa.” Forse, come lui, bisogna aver navigato nella propria storia, e averla vista e vissuta ripetersi, cento volte uguale, per arrivare a questa meditazione. Forse era anche a questo che miravo, quando sono arrivata in questa casa, su questa terra.

Grazie, non mi serve.

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E mai niente mi è sembrato più semplice e più forte di una dichiarazione di presenza così gentile

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Commenti

  1. Mirtilla  ottobre 17, 2014

    Bellissima questa meditazione cara Ylenia..per certi versi può andar bene anche per me..che faccio sempre fatica a dire “no”…e per questo mi ritrovo spesso ad arrabbiarmi con me stessa perché per paura di “dispiacere” gli altri mi ritrovo poi in difficoltà io…Mannaggia alla distanza…quanto vorrei averti come insegnante di yoga..!!!!!!!!!!
    Ti abbraccio. ..e una piccola carezza per la tua bella pancina 🙂 🙂 🙂 🙂

    ylenia crisalide:
    grazie! la panchina è felicissima di ricevere carezze e dolcezze!

  2. emanuela  ottobre 17, 2014

    accogli la leggerezza, pronuncia tutte le volte in cui ne hai bisogno ” grazie, non mi serve”. Gli artigli non servono ad affermarti. Tu ti affermi con la tua ” gentilezza” e con la luce enorme che emani. Luce costruita da te.
    Le tue fotografie mi commuovono. Mi commuovo sempre di fronte alla vita. La vita che arriva mi dà sempre coraggio e voglia di andare avanti, perchè la vita che nasce fa capire che “l’avanti” c’è e può essere meraviglioso.
    Commuoversi per la gioia è bellissimo. Grazie Emanuela

    ylenia crisalide:
    già. sono queste le parole che voglio portarmi dentro per i prossimi giorni. Gioia e scelta. Gentilezza e presenza. Ti abbraccio.

  3. ale  ottobre 17, 2014

    Rieccoti finalmente!
    sei mancata!

  4. clara  ottobre 17, 2014

    Quello che descrivi così bene, con la precisione di linguaggio e di esperienza, è ciò che, con la meditazione vipassana, cerco di portare avanti da alcuni anni.
    E’ però incredibile come tu riesca a centrare il punto preciso e a dare nuova linfa e spunti a questo mio percorso.

    Ti abbraccio.

  5. auradiluna  ottobre 17, 2014

    Grazie, “mi serve” questo tuo post, per poter dire anch’io “grazie, non mi serve”! La trovo un’idea brillante e davvero efficace!
    Grazie cara Ylenia per essere tornata a scrivere! E un in bocca al lupo per quando sarà il momento… Tante OM alla tua pancia

  6. Stefylu  ottobre 18, 2014

    Che bello rileggerti… e ancor più scoprirti “rotondetta”.

  7. Francesca  ottobre 18, 2014

    “Grazie, non mi serve”… è una frase semplice ma estremamente potente. Un piccolo mantra con il quale possiamo fare piazza pulita di tutto ciò che non ci serve più, che non vogliamo ma che, in un modo o nell’altro, appesantisce la nostra esistenza. E’ bellissimo quello che scrivi e questa semplicissima meditazione è davvero bella. Nel silenzio della meditazione e nella calma del respiro regolare individuare le cose che non ci vanno, che non ci vanno più, che non desideriamo e dolcemente allontanarle. “Grazie, non mi serve”.
    Dio ti benedica
    Francesca

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