Il walzer degli inizi

Mi ha rassicurata, pensare di essere in un grande walzer giostrato dal destino (o da “un Dio a mia scelta,” come mi ha detto qualcuno scherzando sul fatto che mi piace conoscere e ricordare tutti gli dei che so, senza preferirne uno). Pensare che c’è un ritmo, anche se forsennato, anche se poco in accordo con quella lentezza che mi piacerebbe tanto conquistare, mi ha dato un motivo per continuare a ballare sentendomi più energica di quel che sarei.

Questa volta, volteggiando, stiamo per investire in un’altro sogno che era nell’aria da tempo ma che non pensavamo si sarebbe mai concretizzato. E invece sta per succedere. E come quasi tutti i sogni in cui si ha quasi smesso di credere, è arrivato “per caso.” “Per caso” siamo andati in un ordinario pomeriggio di diluvio dicembrino ad un evento della biblioteca dei piccoli; “per caso” abbiamo saputo di un convegno che si teneva proprio nella stanza a fianco; “per caso,” mentre i bambini leggevano e ballavano, abbiamo incontrato delle maestre di scuola; “per caso” abbiamo conosciuto la mamma di una bimba dell’età di Leonardo che ci ha dato parecchie informazioni.

“Per caso” e senza crederci troppo, la mattina seguente avevo già il telefono in mano per chiamare la direzione di un nuovo asilo e… un, due, tre… un, due, tre… un, due, tre: “Sì, ci sono ancora un paio di posti, potete trasferirlo da quando volete.”

Così, a volte cambiano così, le prospettive, anche quelle grandi, immense. A volte nel tempo di un giro di walzer si scoprono mondi: abbiamo saputo di una scuola montessoriana pubblica nella città più vicina a noi. Dopo anni ad informarci, a leggere libri, a dirci che ci sarebbe tanto piaciuto, finalmente l’abbiamo trovata (o, meglio, lei ha trovato noi) e adesso ci prepariamo a conquistarla.

E’ stata una scelta presa velocemente, ma non alla leggera. Sono stata piena di ripensamenti: mi sono detta che era crudele togliere un bambino da una scuola dove aveva appena cominciato, a fatica, a farsi qualche amico; mi sono posta il problema di come sarà, tra qualche anno, il passaggio dalla montessoriana alla scuola tradizionale, o dalla montessoriana al mondo esterno, che ha regole e modi tanto diversi; mi sono ripetuta che quello del genitore è un ruolo difficile, in cui si devono prendere decisioni in base a quello che si crede meglio per qualcun altro, scoprendo solo a posterioie se si ha fatto bene o no.

Ma sono convinta, siamo convinti. L’educazione montessoriana, con il suo rispetto del sentire e delle predisposizioni del singolo, con il suo focus sull’autonomia e il suo modo non impositivo e senza giudizi ci è molto più familiare di tanti altri metodi. In queste settimane ho raccolto spunti e informazioni sul metodo montessori qui e sono tornata più volte al libro, comprato anni fa, del famoso formatore montessoriano Tim Seldin: “I bambini hanno bisogno di fiducia” (che mi sembra di aver adocchiato anche su qualche sito da cui è possibile scaricare gratuitamente).

Siamo convinti e… un, due, tre… un, due, tre… un, due, tre… Volteggiando verso la vita che vogliamo costruire, tutti e cinque insieme…

Sento un’incredibile bisogno di rallentare il ritmo, rallentare la giostra, sedermi sulla comodità delle abitudini, che ancora non ci sono. So che ogni giro di walzer è nella direzione del nostro sbocciare: la nostra casa, le nostre occupazioni in via di costruzione, il diventare quattro, e poi cinque e lo scegliere i contesti fuori casa che sentiamo più affini.

Lo so… e ne sono così felice. Ma per questi due giorni ancora, solo per questi due giorni, voglio stare in casa a riscaldare le anime meravigliose che condividono i loro giorni con me, senza giri di walzer, senza iniziare nulla di nuovo. Per questi due giorni voglio mantenere bassa la frequenza, aprire tutti gli spazi in cui si annideranno le novità e gli inizi, e rimanere fiduciosa delle cose in cui credo.

Così, tra i giri di walzer, ritrovo i miei impagabili strumenti. Ritrovo il reiki, come strumento per regalare consistenza ai miei progetti e stabilità ai miei pensieri. Ieri ho scoperto questa musica per il reiki, mi sono concessa una lunga sessione per rigenerarmi sotto il calore delle mani ferme e sicure, mi sono sentita aprire e alleggerire.

Solo per i prossimi due giorni ancora, voglio che ci sia solo questo: tocchi magici per me e per loro, cure, coccole e calore.

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E poi si ricomincia…

Un, due, tre… un, due, tre… un, due, tre…

 

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Commenti

  1. viviana  gennaio 5, 2015

    Attendo di leggere i tuoi post su questa nuova esperienza. A me piace molto la pedagogia montessoriana e ne prendo spesso ispirazione per la mia classe però a volte sono perplessa di fronte a certe rigidità nell’applicazione del metodo che, secondo me, snaturano completamente il lavoro della Montessori.

    ylenia crisalide:
    hai perfettamente ragione. in questo post avrei anche voluto scrivere che, secondo me, non dovrebbero nemmeno esistere le categorie, i metodi e i paragoni. basterebbero le buone scuole, i buoni maestri, i formatori attivi e motivati (come non servirebbero gli omeopati, i medici antroposofi, i naturopati o i medici convenzionali, ma basterebbero i bravi medici, informati, aggiornati e capaci di usare il buon senso e l’empatia). eppure… non è così. questa nuova scuola mi piace anche perché è all’interno di una normalissima scuola “tradizionale”, con cui condivide gli spazi, non è un montessoriano ortodosso, così come noi non siamo genitori “fissati.” Siamo solo alla ricerca di un metodo e di maestre con cui sentirci affini e in cui riporre la nostra fiducia. quale nome abbia o se ce l’abbia o meno è irrilevante. grazie di avermi scritto e… sì, sicuramente ne parlerò ancora!

  2. Simona  gennaio 6, 2015

    “I bambini hanno bisogno di fiducia” è splendido nella sua essenzialità. Così come tutto il metodo Montessori, per il quale provo tanta ammirazione e fiducia, anche se come insegnante non ho una formazione montessoriana. Io non credo in “un” metodo, bensì nella creativa contaminazione fra approcci (infatti nutro profondo interesse per alcuni aspetti, ma non tutti, dell’educazione steineriana e, negli ultimi anni, mi sono innamorata dell’approccio di Loris Malaguzzi e del metodo Reggio, nonché del Movimento di Cooperazione Educativa).
    Purtroppo in rete e nei gruppi facebook, mi sono imbattuta in mamme rigidamente montessoriane, talmente estremiste da trovarsi già al di fuori dello spirito montessoriano; cosa del quale non si accorgono, perché troppo impegnate a criticare le altre mamme che non sono altrettanto solerti… Lo scrivo qui, perché so perfettamente che tu non sei né sarai così. Anzi, sono felice della vostra gioia, della vostra scelta anche coraggiosa, e seguirò con attenzione gli sviluppi di questo progetto educativo!

    Un abbraccio!

  3. Francesca  gennaio 6, 2015

    … tra le tante cose ho dimenticato l’agenda… Meno male che stasera sono passata da te.
    Domani mi devo ricordare, altrimenti ti autorizzo a tirarmi le orecchie.
    Approposito del tuo post: avete fatto bene a fare questa scelta, non ve ne pentirete. Sarà una meravigliosa esperienza per tutti.
    Ti abbraccio forte forte
    Francesca
    P.S. Anche per me, come per tutti, la “pacchia vacanziera” è terminata. Si riprendono i ritmi soliti ma il tempo trascorso in famiglia è stato buono e ringrazio Dio per questo.

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