Il tocco buono

Qualunque cosa ti succede appartiene a te. Falla tua. Falla diventare il tuo nutrimento…

Lascia che ti nutra, perché lo farà.

C. Strayed

La frase d’ispirazione che segnava l’inizio della giornata di “A passi leggeri,” un po’ di giorni fa, mi ha fatta pensare parecchio. Far diventare mio ogni evento che mi sfiora, a volte è inevitabile: capita che non ci sia scelta; capita che certi nodi, quando arrivano, non chiedano altro che di essere mandati giù, che ci piacciano o meno; e capitano infinite cose belle, che prendo a piene mani, imparando ad assaporarli come meritano. E invece… decidere di che cosa voglio nutrirmi e di che cosa voglio nutrire gli altri, per quel che posso… è una questione che rimane aperta, che ha bisogno di definizione e di cura, anche lei, come tante altre.

Nel mio lavoro il bisogno di diffondere nutrimento è molto chiaro: il reiki e lo yoga traggono costantemente forza dal nutrimento che viene dal maestro. E’ il mio compito principale, quello di nutrire chi arriva a me, per quell’ora o due in cui si affida alla mia voce e alla mia guida. Concentrarmi, eliminare le influenze che vengono dalla mia vita al di fuori dei trattamenti e delle lezioni ed orientarmi sull’incontrare davvero chi ho davanti è uno dei tanti passi che faccio prima di iniziare qualsiasi sessione, come quando il cuoco si infila il cappello, il meccanico indossa la tuta e l’infermiere calza gli zoccoli: è la mia divisa. Ma fuori, lontana da quella veste, è tutto più difficile.

Come si fa a nutrire ciò che si trasmette, che si dice, che si crea?

Sapendo che cosa vogliamo ottenere, avendo ben chiaro in che modo possiamo aiutare o stimolare gli altri, ricordandoci di ripetere per chi, per cosa stiamo dicendo o creando, come i monaci che recitano mille preghiere davanti ad un chicco di riso, come i sacerdoti che soffiano nel cuore della scultura di un dio per dar vita alla sua energia profonda.

Negli ultimi tempi non ho avuto molto tempo per creare e giocare, ma una cosa l’ho fatta, con immenso piacere e infinito amore. E’ stata la prima cosa che ho fatto per cinque, pensando a tutti i pasti che condividiamo, a tutti i nutrimenti che condivideremo.

tovagliette cucina fai da te 1 ovagliette cucina fai da te  2 ovagliette cucina fai da te  3 ovagliette cucina fai da te  4 ovagliette cucina fai da te  5

Volevo che fossero piene di nutrimento buono, queste tovagliette da cucina. Volevo che il mio tocco su di loro trasmettesse tutto il calore della cucina, della mamma e dell’innamorata che spignatta, che prepara la tavola e che si ostina ad accendere la candela sistemata nella composizione di pigne prese nel bosco, anche se i bambini si ostinano a spegnerla, sempre, ridendo.

Mette grande serenità, sapere c’è un tocco buono che si può infondere in ogni dove. Mi fa pensare che ogni giorno posso fare la mia minuscola parte per rendere il mondo un po’ più buono e mi fa tornare, ogni volta, nel mio centro, al progetto umano che voglio portare avanti.

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Commenti

  1. Lena  gennaio 16, 2015

    hai creato MERAVIGLIA cara Ylenia, dentro e fuori. Complimenti.
    Caspita, la frase che apre il post mi fa riflettere moltissimo…
    grazie…grazie per queste tue parole.
    un abbraccio

  2. ChiaraC  gennaio 16, 2015

    Non dirmi… anche i miei soffiano sulla candelina a centro tavola per spegnerla! Io un po’ mi arrabbio, un po’ mi rassegno,ma non demordo…almeno finchè la luce del sole non allungherà le nostre giornate!!! Le tue tovagliette sono bellissime, come il significato che racchiudono… ma sono di legno? E l’hai tagliato tu?

    ylenia crisalide:
    sono di compensato, un foglio di compensato spesso 20-30 mm comprato al Brico per pochi euro e tagliate da me, con il seghetto alternativo (una delle spese più intelligenti che abbia fatto in tema di fai da te, insieme alla colla a caldo!). Il disegno originale era molto più complesso, poi, quando mi sono trovata a ritagliarle ho capito che dovevo semplificare, perché tutti quei petali significavano molto lavoro nel tagliare. con i nonni che tenevano i bimbi ci ho messo qualche ora, un progetto che da soddisfazione a brave termine, perfetto! Ah, se ti andasse di provare a fare qualcosa di simile… la cosa più importante è spennellare del flatting (quello che mettono sul legno delle barche), quando il disegno si è asciugato, o anche su legno semplice, se non hai fatto disegni. io all’inizio non l’avevo fatto, e al primo bicchiere d’acqua rovesciato come da ordinaria amministrazione sulle tovagliette ho capito che è importantissimo, se no si rovina tutto il colore.

  3. Nicoletta  gennaio 18, 2015

    da un pò sono incuriosita dal tuo blog, mi piace tutto. Una serenità infinita..da dove posso iniziare bene bene???
    a presto Nicoletta

    ylenia crisalide:
    Cara Nicoletta, grazie! Dove cominciare? Se vuoi sbirciare gli inizi guardati il link al vecchio blog, che trovi sulla colonna di destra alla voce: “Le origini del blog,” se no… giorno per giorno, quando hai tempo, leggi il post più recente: il blog è un diario su come posso portare il mio yoga nella quotidianità, ogni argomento trattato a questo tema come sfondo e ogni post è un po’ l’inizio e un po’ la fine di tutto. Passa giorni belli!

  4. melissa  gennaio 18, 2015

    Belle le tovagliette e la candela accesa mi ha fatto pensare al pranzo come ad un rito sacro, molto simbolica anche la frase….solo che ci sono degli eventi che non riesco proprio a mandar giu’, come fare a nutrirsi anche di situazioni che ci fanno stare male? Tu come fai???

    ylenia crisalide:
    è una questione aperta, soprattutto sul fronte della salute, da quando, 4 anni fa, ho dovuto affrontare un gravissimo problema che mi lascerà i suoi strascichi per sempre. Come mi ha nutrito aver sfiorato la morte e, ancor peggio, come mi sta nutrendo sapere di avere un organo debilitato che mi batte dentro e che potrebbe aggravarsi da un momento all’altro?
    Sono sempre stata tentennante, ho sempre avuto poca fiducia nelle mie possibilità, sono sempre stata scoraggiata verso le nuove imprese. Sognavo di diventare maestra di yoga e di costruirmi una vita che mi somigliasse. Passato lo scossone degli ospedali e degli interventi chirurgici mi sono detta: “Potrebbe finire da un momento all’altro. E voglio che ogni minuto sia speciale e vero.” Ho aperto il blog, ho iniziato ad insegnare come primo lavoro (prima insegnavo solo la sera, stanca a fine giornata dopo altri lavori), ho puntato tutto sul mio sogno. E mi sono fatta nutrire dal mio dolore: ogni volta che pensavo che il commercialista era troppo caro o che non avevo abbastanza clienti mi ripetevo che il mio primo compito era dar vita al mio sogno. Pian piano, sempre ad alti e bassi, ce la sto facendo.
    E dentro? Tutto il mio dolore non ha mai smesso di nutrirmi. In qualche modo aver passato un periodo così difficile mi ha fatta sentire a posto con tutti i conti aperti del passato, libera dalle maschere che mi vergognavo a togliere. Ho ancor a parecchio lavoro da fare, ma sento sempre più forte una grande dolcezza nascere in me.
    Non penso che tutto questo sarebbe successo, almeno non in questo modo, se non mi fosse trovata a mettere in discussione tutto di me, mentre stavo male, in un letto d’ospedale. E’ stato orribile, ho traumi dentro che nessuno yoga cancellerà mai, ma adesso mi sento così forte, per certi aspetti.
    Per capire come un dolore può nutrirti bisogna aver pazienza e fiducia, questo è quello che ho imparato, la regola che vale, almeno per me.
    Ti abbraccio.

  5. melissa  gennaio 20, 2015

    Grazie Ylenia per la tua condivisione! Senza crisi non ci sarebbe crescita. Ammiro il tuo percorso. Un abbraccio

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