Reiki- mani che cullano, in ripetuti atti di dedizione

Facevo reiki ad un’allieva. Negli ultimi tempi mi piace invitare le persone a distendersi a terra, invece che sul lettino: anche il reiki, per me, si riduce sempre più all’essenziale, a quel minimalismo che si lascia aperte tutte le possibilità e non vede l’ora di accompagnarti in direzioni sempre nuove. Lei a terra e io vicina a lei, a guidare il suo respiro con qualche semplice indicazione e a sostenerle la testa, per portare sollievo ai muscoli cervicali.

Succede spesso, che pensi al mio lavoro come ad un’arte. E’ successo anche in quel momento. Il solo calore delle nostre mani, abbinato ad una devota concentrazione verso l’altro, è in grado di comunicare a chi riceve reiki informazioni sottili, che lo aiuteranno  a ricordare la sua forma originaria, sana, completa.

Il mio amore per le cose più semplici è sconfinato. Mi stupisce, soprattutto, come tutto ciò che è essenziale e molto vicino al vero si assomigli: le mie mani che fanno reiki, le mie mani che raccolgono ciocchi di legna,  le mie mani che cucinano, che sostengono il corpo in un asana, che cullano i miei figli. Ecco, ecco perchè tutto ciò che è semplice e fatto con dedizione è in grado di curare e guarire, di dare sollievo: le nostre mani calde e attente cullano tutto quel che incontrano, lo fanno silenziosamente, umilmente e fanno il lavoro più importante del mondo.

In un trattamento reiki le mani del terapeuta stanno ferme, appoggiate con cura su una parte del corpo del paziente, per qualche minuto. Oppure, come piace a me, le mani si allenano ad una sensibilità più sottile e si muovono in modo appena percettibile, seguendo le linee di energia che uniscono un corpo all’altro, o una parte del corpo all’altra. Ecco, quello è un cullare. Forse è più sobrio di tanti altri modi di istigare il corpo di qualcun altro a fluire, ma non è da meno. E’ un atto d’amore, fatto con sapienza, perchè le mani del terapeuta non si muovono mai a caso, ma si spostano lentamente, guidate dalle richieste silenziose del corpo del paziente.

A volte una tensione cervicale proviene dal cuore: “Quale, tra i tuoi dolori, ti ha fatto pensare che avevi bisogno di difenderti e chiuderti?” A volte un peso all’addome viene da una vergogna: “Perchè pensi di non poter mostrare la tua sensibilità, le tue arti?” A volte le mani che si appoggiano su due spazi lontani del corpo danno il via ad un dialogo, che sarà foriero di una nuova percezione di sé, di un riconoscimento di sé come una forma completa.

Le nostre mani che raccolgono legna. Le nostre mani che cullano bambini, amanti e amici. Le nostre mani che sostengono la testa di un’allieva. E’ tutto reiki. La nostra vita non è mai distinta dalla pratica e lì, nella vita e nella pratica, abbiamo gli strumenti e il dovere di esercitarci nella massima cura, in atti concreti e diretti di dedizione.

2 Commenti
  1. Grazie, ogni parola che scrivi, ogni lettera, è una poesia profonda e benefica. Mi abbevero. Mi nutrono. Grazie!

    • Cara Daniela,
      grazie di avermi scritto. Sono così felice quando so che il mio lavoro, la mia ricerca e la mia pratica hanno un senso umano e collettivo, oltre che personale. Sono qui per questo. Grazie ancora.

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