Il bisogno di sentirsi sostenuti e le tensioni al collo

Il finire di una giornata è sempre un momento speciale, il mio momento, direi. Ho da tempo l’abitudine a scorrere la giornata che ho vissuto, a chiedere al mio corpo come sta, quanto è soddisfatto, quanto ha amato e quanto, invece, ha avuto paura di amare, o di meravigliarsi. Scorro la giornata, e sento cosa mi è rimasto dentro, e chiedo di imparare la gratitudine verso chi sono e ciò che mi aiuta a crescere.
Stasera la mia mente va a ieri, quando, le candele accese e le luci basse, ero immersa nell’ultima lezione al mio studio di Roma.
Ho chiesto alla mia allieva di mettersi in piedi, in Bhumi asana, la posizione dedicata alla dea della terra: le gambe aperte, le ginocchia piegate, i piedi allargati e comodi. Le ho chiesto di assumere la posizione e di iniziare a respirare a fondo. Poi mi sono sistemata alle sue spalle.
“Inizia a sentire le gambe sempre più forti, stabili e i piedi caldi, attivi. Senti le tue gambe e lascia andare le spalle, il collo e la testa,” le ho detto. “Lascia a me la tua testa, come se non fosse più tua.”
Così ho preso la sua testa tra le mani e ho iniziato a muoverla, lentamente. Sono passati lunghi momenti, e silenziosi, finché il suo collo è diventato davvero morbido e il suo respiro è cambiato.
Quello è il segnale, per me, che indica la fine di un asana, o di una meditazione. Che il respiro cambi e il corpo risponda è l’evidenza che muscoli e il cervello hanno elaborato qualcosa, che nuove strade neuronali sono pronte e che l’universo emotivo della persona è pronto per una nuova comprensione. Gli effetti concreti di tutto questo si vedranno nel tempo, ma il mio lavoro è finito: si è insediato, nel profondo, un seme curativo.
Che cos’è che ci rende incapaci di scaricare a terra le nostre tensioni, di fare come Bhumi, la dea dell’asana che ho descritto? Che cosa ci fa, allora, irrigidire il collo e indurire le emozioni?
Credo che abbiamo tutti bisogno di sentirci sostenuti, e amati. Credo che abbiamo bisogno di sentire che c’è terra, sotto i nostri piedi, e che quella terra, o i nostri sostegni, sono buoni e accoglienti, come la dea. Abbiamo bisogno di sentire un nuovo calore nei piedi e scoprire, allora, che lì risiede la nostra forza: una consapevolezza davanti a cui possiamo cedere.
Il corpo comunica anche attraverso le tensioni, e parla chiaro: abbiamo bisogno di sentirci amati, sostenuti. Abbiamo bisogno di definire quali sono i nostri sostegni e ritrovarli in noi, nel calore stabile che fa scendere le spalle e ci fa prendere, infine, quel sospiro foriero di nuove prospettive.

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