Dove tutto comincia e tutto finisce

Tutto comincia e tutto finisce in una stanza, la più grande, la più vissuta, la più ricca della casa. Tutto comincia e tutto finisce in cucina, per noi, ogni giorno, un giorno dopo l’altro, come in un walzer di cui si conoscono perfettamente tutti i passi, in cui in corpo va da solo e si muove, leggero e a tempo.

Essere mamma di tre, negli ultimi tempi, significa sopratutto passare parecchio tempo in cucina. C’è sempre qualcuno che ha voglia di sgranocchiare qualcosa, c’è sempre l’occasione per apparecchiare il tavolo e tirar fuori ingredienti dal cilindro magico, è sempre il momento di preparare il prossimo pasto, che arriva veloce, negli incastri tra il lavoro e il gioco. Così mi ritrovo a star spesso in piedi, accaldata e impegnata a conciliare idee ed esperimenti, tra vasetti, piatti e posate.

La cucina raccoglie, riscalda, nutre, unisce e, nel mio caso, conosce molte delle mie meditazioni e vede scorrere tra i suoi mobili ed oggetti parecchio del mio tempo migliore. Qui, io, invento ricette insieme ai bambini, rivendico spazi vitali di solitudine creativa e osservo la mia famiglia crescere e cambiare. Qui cresco e cambio io per prima. Qui scrivo, davanti ad una tazza calda, qui ripenso i miei progetti, qui costruisco il nostro nutrimento, imparando a creare con le mani e chiedendo loro di ricordare i gesti antichi che mi incantano così tanto. Faccio il pane, sperimento yogurt e formaggi, imparo a riconoscere le farine diverse dall’odore e combatto contro i tempi di cottura dei legumi. Qui accendo la luce appena sveglia, non per fare colazione subito, ma per riprendere contatto con il mondo, per prima cosa. Qui spengo l’ultima luce.

Qui ho realizzato solo ieri un dettaglio importante, che getta scompiglio in tutti i tentativi di auto definizione con cui provo a rassicurarmi. Il nucleo centrale dei miei giorni e delle mie energie non è un lavoro, non è un ruolo, non è una definizione, ma una sensazione. Quel sentirmi raccolta e accolta, soddisfatta e solleticata; quel sapere che posso costruire concretamente con le mie mani e la fantasia questa stessa sensazione anche per gli altri; quell’offrire e condividere che non è mai abbastanza; quell’avere ed essere un punto di riferimento semplice e completo: questo è il perno del mio trottolare.

Tutto comincia e finisce nello spazio che racchiude infiniti significati che mi piacciono. In mezzo capita di tutto, in mezzo ho mille ruoli, mille doveri, qualche soddisfazione e vari momenti di pace e gioia. Ma la serenità di sapere che c’è un luogo che stimola, crea, raccoglie e pacifica tutto questo… ecco… è impagabile. E quello spazio ha una collocazione e un nome. E’ la nostra cucina.

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Commenti

  1. Catia  agosto 11, 2015

    Ylenia cara,
    è tanto che non ti scrivo anche se ti leggo e “guardo” ogni giorno.
    E’ bella la tua cucina, è visibile in molti tuoi scatti e si vede che è una cucina “vissuta”.
    Ovvio tutte le cucine sono vissute ma ce ne sono alcune, e la tua è tra queste, che sono più vissute di altre.
    Sono quelle cucine in cui ogni particolare, ogni dettaglio, ogni oggetto ( anche se magari non è proprio quello il suo posto e nella mia cucina ce ne sono tanti di quest’ultimo tipo) racconta qualcosa, racconta una storia, racconta un’emozione, un gioco, un pensiero e come dici tu una meditazione.
    Io adoro stare in cucina. Anche per me è il luogo più vissuto della casa. In cucina studio, lavoro, progetto, creo e disfo in continuazione.
    Ti abbraccio con il cuore carissima e mando un bacino sul naso alle tue meravigliose creature!
    Catia

    ylenia crisalide:
    sai tutte le emozioni che lego a questo spazio, siamo una categoria a parte, noi che viviamo in cucina. che bello leggere di qualcuno che condivide queste sensazioni con me. ti abbraccio!

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